Alla pratica di esercizio fisico sono associati cambiamenti positivi dell’umore e abbassamenti degli indici psicologici e fisiologici relativi allo stress. Quando lo sport però diviene agonismo gli indicatori di stress aumentano e diventano un fattore di rischio sia per la migliore riuscita della performance che per le possibili lesioni durante l’esercizio fisico. Diverse ricerche mostrano come le performance degli atleti migliorino notevolmente a seguito di interventi di training psicologico.
In specifico tra le tecniche maggiormente utilizzate troviamo quelle del biofeedback e del neurofeedback che risultano efficaci per la riduzione dell’ansia agonistica e la regolazione dell’attivazione che predispone psicologicamente alla performance migliore.
Utilizzando il biofeedback training alcuni parametri fisiologici dell’atleta vengono monitorati e e attraverso il feedback visivo o sonoro di questi parametri lo psicologo può aiutare il soggetto ad adottare tecniche di controllo della funzione monitorata.
Utilizzando il neurofeedback invece l’atleta può imparare a modificare l’ampiezza, la frequenza e la coerenza degli aspetti elettrofisiologia del proprio cervello.
Una recente ricerca ha confrontato due gruppi di giocatori di calcio, ad entrambi era stato effettuato un training di peak performance, però mentre al primo gruppo si era effettuato anche il neurofeedback e al secondo gruppo si era effettuato il biofeedback.
I risultati della ricerca, puntano verso l’idea che una combinazione di peak performance training con HRV-feedback o neurofeedback può portare a cambiamenti nei risultati relativi alle prestazioni e ad una considerevole riduzione dello stress negli sportivi.